Lo studio legale
Un gestionale che sa a che punto è la pratica.
L'esigenza
Uno studio legale ha bisogno di governare da un posto solo pratiche, procedimenti, scadenze, documenti, depositi e notifiche. Archiviare non basta: lo strumento deve guidare il lavoro passo per passo, seguendo il rito, senza mai impedire l'eccezione. Anche gli obblighi dell'incarico hanno il loro posto: il conflitto d'interessi, l'antiriciclaggio, il preventivo, la procura. Si è cominciato dal recupero crediti, perché è il rito con più percorsi e più termini.
Che cosa non funzionava
La prima versione dello strumento, e altri strumenti costruiti prima, avevano insegnato quali errori non rifare:
- i termini si contavano a giorni di calendario, senza sospensione feriale né festivi;
- se un esito non era previsto, il percorso della pratica si fermava senza dirlo;
- in certi passaggi lo strumento bloccava chi lavorava, e le pratiche restavano incastrate;
- c'erano due calendari, e per questo l'agenda non serviva;
- la pagina della pratica era un blocco unico, che non si poteva correggere un pezzo alla volta.
Il modello dei dati non era recuperabile, e si è ripartiti da capo con queste lezioni in mano.
Come è stato disegnato
Il lavoro è modellato, non solo archiviato.
Ogni tipo di pratica è un percorso fatto di pezzi riusabili: azioni, eventi, documenti, dati. Sono gli esiti reali ad aprire e chiudere i passi successivi.
La regola giuridica è dichiarata, non indovinata.
Ogni termine porta accanto la sua norma e le sue proprietà: se è soggetto a sospensione feriale, se si proroga quando cade di sabato o in un festivo. Finché l'avvocato non l'ha verificata, la regola resta segnata «da verificare».
Lo strumento propone, l'avvocato dispone.
Si può sempre deviare dal percorso, indicando il motivo, e ogni passaggio resta nel diario della pratica, che si può solo allungare. Le eccezioni sono quattro, in un elenco chiuso:
- manca la data da cui parte un termine;
- il file è stato modificato dopo la firma;
- un atto dello studio non è firmato;
- un atto è stato superato da uno nuovo.
In questi casi forzare darebbe un risultato falso o nullo. Lo strumento non offre «procedi lo stesso»: spiega perché e che cosa fare.
Il modello resta quello con cui la pratica è nata.
Se domani il modello cambia, le pratiche in corso non si alterano.
Si prova prima di usare, in tre passi.
- pratiche ideali, costruite apposta con le complicazioni dei casi difficili, si percorrono passo per passo e diventano le prove dello strumento;
- ogni rito si prova sullo schermo, con atti e ricevute falsi nel contenuto e veri nella forma;
- vengono le pratiche vere. Ogni difetto che trovano si corregge insieme alla prova che impedisce di rifarlo.
Che cosa fa per chi lo usa
A che punto siamo.
Chi apre una pratica vede subito:
- la fase in cui è;
- il prossimo passo, con la sua data;
- i documenti obbligatori che mancano;
- da quanti giorni non succede niente.
La stessa sintesi compare nella scheda, nell'elenco e nella pagina iniziale: la pratica si racconta in un modo solo.
Prima del clic, che cosa succederà.
Scelto l'esito di un passo, chi lavora vede che cosa si chiude e che cosa si apre, quali termini partono e con quale data. Per ultimo, in evidenza, compare ciò che non torna indietro: un deposito, una notifica, una lettera già partiti. L'anteprima la calcola lo stesso comando che poi si esegue, quindi non può raccontare una storia diversa.
Scadenze che si spiegano.
Ogni data dice come è stata calcolata. In grande c'è la scadenza che, se passa, fa perdere qualcosa al cliente; non la prima data del calendario. I termini della controparte e quelli da cui «si può procedere» stanno sotto, con il loro nome e senza il rosso: il rosso vuol dire una cosa sola.
Notifiche, depositi e cancelleria dentro la pratica.
- La notifica via PEC. La relata si genera da sola, e lo strumento tiene distinti i due momenti in cui la notifica si perfeziona: per chi notifica e per chi riceve.
- Il deposito. Si prepara passo per passo: gli atti in ordine, il contributo unificato, i controlli formali, il pacchetto da depositare. Poi le ricevute arrivano e si leggono in italiano.
- Le comunicazioni di cancelleria. Si agganciano da sole al fascicolo, con la data del provvedimento davanti a quella della PEC, perché è da lì che corrono i termini.
La regola tradotta in logicaUn esempio: la scadenza che conta non è la prima.
Il problema
I due termini sono di specie opposta: i dieci giorni aprono una porta, da lì in poi si può agire; i novanta la chiudono, dopo il precetto non vale più. Uno strumento che mostra «la prossima scadenza» in ordine di data mette in evidenza il decimo giorno, in cui non scade nulla, e lascia in ombra il novantesimo, quello che conta. Lo si è visto provando lo strumento, ed è da lì che è nata la regola.
La norma
Notificato il precetto, l'esecuzione non può cominciare prima di dieci giorni. Se non comincia entro novanta giorni, il precetto perde efficacia.
Artt. 481 e 482 c.p.c. · in sintesiIl disegno logico, per i programmatori
quando precetto.notificato(data)termine 10 giorni · non prima · «da qui si può procedere»termine 90 giorni · entro · a carico del creditorein vista il primo termine «entro» a carico del clientese opposizione → i 90 giorni restano sospesi
Che cosa vede chi lo usa
Chi apre la pratica inserisce la data della notifica, il 10 marzo. Lo strumento segna che fino al 20 marzo non si può pignorare e mette in evidenza la data che conta: l'8 giugno, dopo il quale il precetto non vale più. Se lo studio assiste il debitore, i novanta giorni non sono una sua scadenza: lo strumento li mostra come termine della controparte, senza allarme.
Le date dell'esempio non toccano agosto. Così l'esempio evita la questione della sospensione feriale sui novanta giorni: il gestionale la esclude per orientamento prevalente e mostra la lettura opposta senza farla comandare.
